Ecco un libro di addestramento esemplare, che mi stupisce ogni volta che mi capita fra le mani.
Il piccolo Tip deve andare a stare dai nonni per alcuni giorni, perché i genitori partono per un breve viaggio. Naturalmente all'inizio si oppone, piange e protesta, ma poi scopre che a casa dei nonni (ovviamente buoni e gentili) ci si può divertire un sacco e per di più, essendo felicemente sopravvissuto al distacco da mamma e papà, si accorge con fierezza di essere diventato grande.
Il piccolo Tip deve andare a stare dai nonni per alcuni giorni, perché i genitori partono per un breve viaggio. Naturalmente all'inizio si oppone, piange e protesta, ma poi scopre che a casa dei nonni (ovviamente buoni e gentili) ci si può divertire un sacco e per di più, essendo felicemente sopravvissuto al distacco da mamma e papà, si accorge con fierezza di essere diventato grande.
Come per tutti gli episodi della serie, in quarta di copertina ricorre questa didascalia:
Topo Tip fa i capricci, proprio come i nostri bambini. Ma la sua mamma è bravissima: sa farlo smettere e lui torna ad essere un topino bravo e ubbidiente. Come farà?
Il racconto si snoda, quindi, su scambi comunicativi costruiti con il solo scopo di far emergere gli stereotipi, opposti e complementari, del bambino-che-fa-i-capricci e del bravo-bambino-ubbidiente, per confezionare agilmente l'opportuno caso di addestramento da esibire.
Ad avviare questo processo di polarizzazione, in questo caso, sono proprio i mansueti genitori (qui la "bravissima" mamma è affiancata dal babbo): carezzevoli e imperturbabili, oppongono alle domande e alle reazioni di Tip la calma inespugnabile di un risponditore automatico, esasperandolo al punto da renderlo un perfetto bambino-che-fa-i-capricci da ammansire.
Ecco, nello specifico, cosa succede: la scena si apre con il papà che torna a casa baldanzoso e sventola -il braccio levato in alto- un biglietto colorato. Tip dice «Ciao papà» e lui, cito
«Sorpresa!» dice alla mamma «Partiamo per un bel viaggio! Ho già comperato il biglietto aereo»
quindi Tip lo saluta, ma il papà, preso dall'entusiasmo, non gli risponde neanche, e comunica la bella notizia rivolgendosi solo alla mamma.
Voltiamo pagina e vediamo sulla facciata di sinistra i due genitori, fianco a fianco, sorridenti, che guardano insieme una guida turistica e Tip, nella pagina adiacente, tutto solo, con il berretto in testa e in mano una piccola valigia con le stelline, la sua. E' andato di corsa a prepararla perché crede di dover partire anche lui.
«Che bello! Si parte!» dice «Dove andiamo?» «La mamma ed io andiamo in viaggio da soli, questa volta» gli risponde il papà «tu andrai dai nonni!»
C'è stato un equivoco. Tip ha inteso, legittimamente, che il papà si stesse rivolgendo anche a lui, che l'annuncio festoso del viaggio imminente fosse, in qualche modo, una risposta al suo ciao papà. Ma il padre non prova neanche ad assumersi la responsabilità del malinteso e alla stringata spiegazione che fornisce (la mamma ed io andiamo in viaggio da soli) sovrappone, di seguito, una prescrizione (tu andrai dai nonni).
Il fatto che Tip sia andato a preparare la valigia con prontezza fa pensare che i tre abbiano viaggiato insieme in altre circostanze (del resto il padre dice che questa volta viaggeranno da soli), e che Tip sia abbastanza "grande" anche per provare interesse verso la meta del viaggio, di cui, però, nessuno gli parla.
Non si capisce cosa impedisce ai genitori di renderlo comunque partecipe del loro progetto, magari mostrandogli la guida turistica, parlandogli dei posti che visiteranno, del motivo per cui ne sono attirati e delle cose che si aspettano di vedere. L'esclusione fisica è rimarcata dalla completa esclusione emotiva anche nelle due pagine seguenti: Tip è da solo nella facciata di sinistra, e la mamma è tutta sulla destra, che prepara i bagagli, dandogli le spalle
«Non voglio andare dai nonni!» piagnucola il topino «Voglio partire insieme a voi e volare anch'io sull'aeroplano!»
La richiesta di Tip è già sminuita dal fatto che è stata formulata "piagnucolando", non dicendo, esclamando, o ben più seriamente piangendo. Piagnucolare ha una connotazione evidentemente negativa, è un lamento fastidioso, insistente ma privo di contenuti ritenuti validi. La sorridente mamma, di spalle, gli dice, tutta intenta a sistemare i vestiti nella propria valigia, che dai nonni si divertirà, e che
«Ormai sei grande e starai benissimo qualche giorno senza di noi»
Tip, dunque, esprime con chiarezza il desiderio di condividere l'esperienza del viaggio e di volare in aereo, ma la mamma chiude la questione facendo previsioni illegittime (vedrai come ti divertirai...ma che ne sa lei?) e circoscrivendo il suo dispiacere al solo fatto che dovrà stare lontano dai genitori, cosa che, già da sola, trattandosi, come sembra, della prima volta, meriterebbe certo un'attenzione maggiore.
In conclusione, il desiderio manifestato non viene neanche recepito, e il disagio sotteso, legato al primo distacco prolungato, viene liquidato con poche parole, pronunciate per giunta durante lo svolgimento di un'altra attività.
Eppure la "bravissima" mamma, elogiata nella didascalia, dovrebbe sfoggiare chissà quali arti pedagogiche, ma evidentemente la qualità-modello proposta in questo episodio si limita alla tanto apprezzata "fermezza", qualità che gode di buona fama presso gli adulti-educatori anche quando è la accidentale conseguenza di un problema di sordità.
E' evidente che qui nessuno ha ascoltato quello che dice Tip, nessuno ha comunicato veramente con lui, magari piegandosi sulle ginocchia e guardandolo negli occhi, nessuno gli ha presentato quella novità con le dovute spiegazioni e la necessaria considerazione.
Lo accompagnano, quindi, a casa dei nonni e nel commiato lui
...si aggrappa disperato alla mamma: non vuole proprio lasciarla andare via. «Papà, mamma, portatemi con voi!»
ma non c'è risposta; genitori e nonni (adorabili e placidi vecchietti con occhiali e bastone) lo guardano con indulgenti sorrisi, in piedi, composti, con il busto appena inclinato in avanti e lo sguardo rivolto in basso, verso Tip, laggiù, piccolissimo, che si stringe alla gonna rosa della mamma.
Al termine dei tre giorni, dopo che ha vissuto un condensato di tutti i presunti desideri di un bambino (torta con panna e cioccolato, tante coccole certamente, e varie bucoliche esperienze) Tip gongola compiaciuto della sua rapida maturazione, e naturalmente conclude la vicenda chiedendo di ripetere l'esperienza.
Tip, ti preferivo nella prima parte della storia, quando "piagnucolavi" ed esprimevi le tue legittime emozioni; a vederti adesso, troneggiare su una grande cipolla, con il busto eretto e le braccia conserte, che proclami di essere diventato grande, mi sembri davvero un po' bacchettone.
Te la se bevuto proprio. Non puoi essere diventato grande in tre giorni, ma neanche un pochino più grande di prima, non in questo modo. E se anche così fosse, credimi, non sarebbe per niente un bell'affare.
