È bello leggere insieme,
grandi e piccoli, dico; guardare i disegni e ricomporre lentamente una storia,
scoprire le cose e i loro nomi, poggiare il dito su un dettaglio ed entrare
nell'immagine, lasciarsi condurre dai colori, dalle facce, dal suono delle
voci, dai gesti rappresentati e da quelli immaginati. È bello, è come farsi le fusa, o
avventurarsi in uno spazio nuovo con la complicità di due escursionisti affiatati.
I bambini, oggi, dispongono di una vastissima produzione
editoriale dedicata proprio a loro, fatta di bellissimi albi illustrati, di
robusti libri carbonati, di versatili libri in stoffa o in plastica, di
libricini minuscoli a misura di manina o di libri immensi da stendersi dentro
tutti interi.
Nelle biblioteche o nelle librerie, negli ipermercati o
nella sala d'attesa del pediatra, possono incontrare il libro giusto per loro e
sotto gli occhi forse stupiti, ma di certo compiaciuti, dei genitori, possono
farlo entrare nel loro mondo, insieme al pupazzo e al biberon, e vivere il
piacere della lettura con la stessa spontaneità del gioco, in un'età in cui l'inizio della
suola è ancora molto lontano.
Da questo felice incontro
parte il sentiero che conduce a un territorio selvaggio, rigoglioso, multiforme,
dalle infinite variabili; una foresta lussureggiante dove il bisogno di
sbocciare di chi racconta viene fecondato dalla curiosità
tutta-occhi-e-orecchie di chi accoglie quel racconto e ci si immerge, per dare
vita a nuovi e imprevedibili fiori, o a rari e anarchici frutti.
Succede, però,
alle volte, che in questo luogo selvatico si voglia controllare la fioritura e
selezionare il raccolto, che si voglia approfittare dell'inesauribile
fertilità che lo caratterizza per piantare un'intenzione e coltivare uno
scopo, minacciando, così, l'integrità di un ambiente che andrebbe tutelato con
grande rigore e smaliziata vigilanza.
Mi riferisco ai “libri di
addestramento”, cioè a quei libri prodotti con il fine preciso di ottenere dal
piccolo lettore una determinata "prestazione": andare all'asilo
raggiante di felicità, mangiare tutti i cibi con saggio sperimentalismo, amare
il fratellino o la sorellina con materna indulgenza, andare a dormire all'ora
giusta e nel posto giusto con olimpica serenità, diventare autonomo ma
riconoscere che gli adulti -genitori, nonni, insegnanti, baby-sitter, dottori-
hanno sempre e comunque ragione.
Al di là dell'esito specifico che possono ottenere, questi libri
inquinano il rapporto con la lettura perché ne legittimano la strumentalizzazione.
Si potrebbe obiettare che
da tempi immemorabili si riconosce alle fiabe la facoltà di produrre un
“cambiamento” nel destinatario, e che questo cambiamento è in un’ultima analisi
riconducibile comunque al miglioramento della relazione fra se stessi e il
mondo. Ma è evidente che si tratta di due cose molto diverse: non a caso la
fiaba è ambientata in uno spazio e in un tempo immaginari, perché si muove su
un piano simbolico, e solo con il contributo attivo del destinatario quella
trasformazione può riempirsi di contenuti; e i contenuti non sono mai univoci o
predeterminati, sono frutti selvatici, appunto, e non si possono controllare.
Anche le più utilitaristiche favole, dove l’intento moraleggiante è palese, danno degli
strumenti potenzialmente universali, senza circoscriverli in uno specifico
ambito di applicazione: in alcuni casi sarà utile essere prudenti, in altri coraggiosi,
in alcuni casi fiduciosi, furbi o sinceri, ma non è prescritto il preciso dato
biografico in cui bisogna esserlo.
Nei libri di
addestramento, invece, il contesto in cui si svolge l’azione mima la
quotidianità del piccolo lettore proprio perché possa riconoscersi bene,
agganciandolo in una prospettiva plasmata sul reale, di modo che la specifica
risposta emotiva proposta possa facilmente iscriversi nella stessa dimensione
oggettiva. E, cosa ancora più seria, si presentano come “normali” e “giusti” modelli di relazione fra
adulti e bambini fortemente sbilanciati sul punto di vista, le aspettative, e
le contraddizioni degli adulti stessi, camuffandoli dietro una falsa complicità con l’universo emotivo dei
bambini.
Il caso più esemplare è
rappresentato dalla serie di Topo Tip: ogni libro è un pretesto per ammaestrare
questo topino lagnoso che non vuole andare all’asilo, non vuole andare dai
nonni, non vuole dormire da solo e naturalmente dice le bugìe. La conclusione
è sempre la stessa: adesione entusiastica a tutto ciò a cui inizialmente si
opponeva. I genitori, saggi e sorridenti lo abbracciano felici; loro non
riconoscono mai un errore, non hanno niente da
imparare, non escono mai cambiati dal confronto con le emozioni di Tip, non
sono inclusi in questo processo di trasformazione, aspettano solo, con virtuosa
pazienza, che Tip si sintonizzi sul loro punto di vista.
Sulla stessa linea si collocano anche gli episodi de La famiglia Orsetti, famiglia composta da
Mamma Orsa, Papà Orso, Orsetta e Orsetto,
con una sorellina che arriva strada facendo, di modo che tutte le dinamiche
possibili siano rappresentate, rivalità fra fratelli in crescita comprese.
Sullo sfondo, immancabile, la tradizionale “famiglia modello”, la mamma col grembiule,
che cuce o fa le torte, e il papà che va al lavoro o legge il giornale; per
onorare la par condicio giusto un episodio dedicato alla mamma in carriera, che
resta però isolato, senza sviluppo
nei libri seguenti, senza ripercussioni sulle torte e sulla quotidianità dei coniugi felici.
Penso che se proprio vogliamo convocare un
libro in questi delicatissimi momenti di passaggio dovremmo essere molto esigenti, per non rischiare
di aderire inconsapevolmente a proposte educative (e commerciali)
standardizzate.
Fortunatamente ci sono libri che sanno
raccontare con autentica empatia i turbamenti connessi alle complicazioni del
vivere e che non si propongono come strumento per risolvere “un problema” ma come spazio per
riconoscere le emozioni in gioco, che aprono significati anziché circoscriverli, in un
processo in cui anche gli adulti possono sentirsi coinvolti.
E fortunatamente ci sono anche libri che divertono
e basta, cosa che può avere sorprendenti effetti collaterali.
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